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API: più trasparenza per valorizzare il settore ittico italiano

Dal confronto tra imprese e istituzioni emerge la necessità di rafforzare la trasparenza sull’origine del pesce e sostenere la crescita della produzione nazionale. Il settore ittico italiano resta competitivo, ma frenato da limiti strutturali.

Nel corso di un incontro promosso da API (Associazione Piscicoltori Italiani) presso Confagricoltura, rappresentanti della pesca, dell’acquacoltura e delle istituzioni hanno evidenziato le principali criticità e le opportunità per il settore ittico italiano, ponendo al centro la necessità di valorizzare il prodotto nazionale.

Un settore di qualità ma poco valorizzato

L’Italia si distingue per qualità e sicurezza del prodotto ittico, riconosciute anche a livello internazionale. Tuttavia, questo non si traduce in una crescita produttiva adeguata.

A fronte di un consumo medio di circa 31 kg pro capite all’anno, solo una quota limitata — circa il 14% — proviene da produzione nazionale, mentre la maggior parte del pesce consumato è importata. Questo squilibrio evidenzia una dipendenza dall’estero che incide sulla competitività del comparto.

Produzione e concorrenza internazionale

Il confronto con altri Paesi evidenzia un ritardo significativo. Alcuni dati aiutano a comprendere la situazione:

  • Produzione italiana in mare: circa 15.000 tonnellate
  • Produzione di Paesi leader come la Norvegia: oltre 1,5 milioni di tonnellate
  • Numero di concessioni marittime in Italia: 19 su oltre 8.000 km di costa
  • Concessioni in Turchia: oltre 500

Anche nei segmenti più dinamici emergono criticità. Il comparto dell’avannotteria (spigole e orate) ha registrato una crescita significativa, con circa 200 milioni di avannotti prodotti ogni anno, ma il mercato interno ne assorbe solo una quota ridotta.

Sul fronte della pesca tradizionale, invece, si rileva una contrazione legata alla riduzione della flotta, all’aumento dei costi operativi e a difficoltà strutturali che limitano la capacità produttiva.

Il nodo della trasparenza per i consumatori

Uno dei temi centrali emersi riguarda la necessità di rafforzare la trasparenza sull’origine del prodotto ittico, soprattutto nel canale Ho.Re.Ca., dove si concentra circa il 60% dei consumi.

Secondo gli operatori, una maggiore chiarezza sulle informazioni offerte al consumatore rappresenta uno strumento fondamentale per valorizzare il pesce italiano e favorire scelte consapevoli.

Le proposte per il rilancio del comparto

Dal confronto è emersa l’esigenza di intervenire su più livelli per sostenere il settore:

  • rafforzare la tracciabilità e l’informazione sull’origine del prodotto;
  • aumentare le concessioni per l’acquacoltura marina;
  • sostenere gli investimenti per ampliare la produzione nazionale;
  • ridurre il divario competitivo con i principali Paesi produttori.

Il comparto resta strategico per l’economia agroalimentare italiana e per l’identità gastronomica nazionale, ma senza interventi strutturali rischia di perdere ulteriori quote di mercato a favore della spietata concorrenza estera, vanificando tutti gli investimenti fatti.