In occasione di una conferenza tenutasi a Vinitaly 2025 presso lo stand di Confagricoltura un confronto su regole, tecniche e prospettive del vino dealcolato, sempre più richiesto a livello globale.
Sta crescendo l’interesse per il vino dealcolato, sia tra i consumatori sia tra le aziende che iniziano a vederne le potenzialità e, in occasione di Vinitaly 2025, Confagricoltura ha dedicato al tema una conferenza dal titolo “Il vino dealcolato: legislazione e opportunità di mercato”, con esperti e rappresentanti istituzionali. Al centro dell’incontro: norme, tecniche di produzione e prospettive per un settore che inizia a farsi spazio anche in Italia.
Cosa dice la normativa (e cosa non permette ancora)
In Italia, la normativa consente la produzione di vino dealcolato solo per i vini generici, cioè quelli privi di denominazioni o indicazioni geografiche. Per DOC e IGT, la dealcolazione non è ancora ammessa, anche se l’Unione Europea sta valutando un possibile ampliamento. Una novità importante riguarda l’etichettatura: è obbligatorio indicare la dicitura “vino dealcolato” o “vino parzialmente dealcolato”, insieme alla data di scadenza – una novità assoluta nel settore. Sono altresì vietati altri termini come “vino senza alcol”, a meno che non siano previsti dalla normativa.
Come si fa un vino dealcolato
Attualmente, sono tre i metodi di dealcolazione autorizzati: evaporazione sottovuoto, tecniche a membrana e distillazione. Tutti devono garantire che il vino resti sano, buono e con le sue caratteristiche organolettiche intatte. È vietato aggiungere acqua o aromi esterni, ma è possibile riutilizzare quelli naturalmente presenti nel vino. I sottoprodotti della dealcolazione – come l’alcol rimosso – sono soggetti ad accise, e gli impianti dove avviene il processo devono essere distinti da quelli di vinificazione per motivi di sicurezza e tracciabilità.
Un mercato che corre (soprattutto fuori dall’Italia)
Dal punto di vista economico, il mercato del vino dealcolato è in forte espansione: oggi vale 470 milioni di euro, ma potrebbe triplicare entro il 2032. Il segmento più rilevante è quello degli sparkling, ma anche i vini fermi stanno crescendo. Le opportunità maggiori si trovano all’estero, in particolare in mercati come Stati Uniti, Regno Unito, paesi nordici e Germania. Alcuni paesi dell’Est Europa e dell’Asia rappresentano ancora nicchie, ma con alto potenziale. In Italia, alcune aziende si stanno muovendo, ma spesso si affidano a impianti esteri – soprattutto in Germania e Spagna – per motivi di esperienza e costi.
Conta l’uva, non solo la tecnologia
La qualità del vino dealcolato dipende innanzitutto dalla scelta delle uve. Come ha sottolineato il giornalista Lorenzo Tosi, “il vino dealcolato non può essere un prodotto improvvisato”. Servono varietà capaci di mantenere profumi e struttura anche senza l’alcol, come Riesling e Chardonnay. Oltre alla selezione delle uve, sono fondamentali le tecniche agronomiche ed enologiche, per garantire freschezza, equilibrio e identità territoriale. Anche se “diverso”, un vino dealcolato deve offrire un’esperienza sensoriale autentica, non una semplice imitazione del vino tradizionale.
Per ulteriori chiarimenti:
- E-mail: info@confagricolturafvg.it
- Modulo di richiesta informazioni e iscrizione alla Newsletter alla pagina Contatti
- Uffici provinciali di Confagricoltura Udine, Pordenone e Gorizia/Trieste

