Una recente pronuncia della Cassazione chiarisce che il diritto all’indennità di accompagnamento sussiste anche quando la persona non può muoversi in sicurezza senza una vigilanza costante.
La Corte di Cassazione – Sezione Lavoro Civile ha riaffermato un principio di particolare rilievo in materia di indennità di accompagnamento: non è necessario che la persona sia totalmente incapace di muoversi per vedersi riconosciuta la prestazione. È sufficiente che esista una necessità permanente di assistenza o vigilanza durante la deambulazione, per garantire uno svolgimento sicuro delle attività quotidiane.
Un principio che amplia la tutela degli invalidi civili
La Suprema Corte ha precisato che la supervisione continua durante gli spostamenti può essere equiparata all’“aiuto permanente di un accompagnatore” previsto dalla normativa italiana sull’invalidità civile. Questo orientamento supera interpretazioni troppo restrittive, riconoscendo che una persona può non essere completamente immobile, ma comunque non autosufficiente a causa dell’elevato rischio di cadute, perdita di equilibrio o incapacità di reagire a situazioni improvvise.
La Corte ha inoltre richiamato l’importanza di una valutazione complessiva della condizione della persona, sottolineando che l’indennità di accompagnamento tutela la sicurezza e la dignità del soggetto, non solo la sua capacità fisica di compiere movimenti.
La vigilanza vale come aiuto
Secondo la Cassazione, la vigilanza costante da parte di un familiare o di un assistente non rappresenta un supporto saltuario, ma una vera e propria assistenza continuativa. Anche senza un contatto fisico permanente, chi non può camminare in autonomia senza rischiare cadute o incidenti dipende in modo stabile dall’intervento di terzi.
È quindi corretto considerare questa esigenza alla stessa stregua dell’aiuto materiale richiesto dalla legge: il bisogno di supervisione implica che la persona non può deambulare in autonomia e in sicurezza, soddisfacendo così il requisito necessario per accedere all’indennità.
Una tutela per molti cittadini…
In Italia, secondo i dati INPS aggiornati, oltre 2 milioni di persone beneficiano di prestazioni collegate all’invalidità civile, e l’indennità di accompagnamento rappresenta uno degli strumenti principali per sostenere chi vive una condizione di grave non autosufficienza. La giurisprudenza più recente tende a valorizzare non solo le capacità motorie, ma anche il rischio concreto connesso alla deambulazione, riconoscendo situazioni in cui la fragilità fisica non impedisce di camminare, ma espone a pericoli elevati senza la presenza costante di un accompagnatore.
…e una maggiore certezza alle famiglie
La decisione della Cassazione contribuisce a fornire maggiore chiarezza ai cittadini e alle famiglie che si trovano a gestire situazioni di non autosufficienza. Il principio stabilito afferma che l’indennità spetta anche quando il bisogno riguarda una vigilanza continua, necessaria per evitare incidenti, cadute o smarrimenti.

