Dal 2026 cambiano le modalità di calcolo dell’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS. I nuovi criteri e le scadenze incidono direttamente anche sulle aziende agricole.
Quando si parla di TFR, uno degli aspetti più delicati per le imprese è capire quando scatta l’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria INPS. Dal 2026 il quadro cambia, introducendo un meccanismo più flessibile ma anche più complesso da gestire, soprattutto per chi ha una forza lavoro variabile nel tempo.
Le nuove disposizioni entrate in vigore dal 1° maggio 2026 intervengono proprio su questo punto, modificando i criteri di calcolo della dimensione aziendale e, di conseguenza, l’individuazione dei soggetti obbligati.
Cosa cambia nel 2026
La principale novità è l’introduzione di un criterio dinamico per verificare l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS. Accanto al criterio già esistente, si affianca quindi un nuovo sistema basato sulla media dei lavoratori dell’anno precedente. In sintesi:
- resta il criterio “statico” nel primo anno di attività, con soglia pari ad almeno 50 addetti;
- entra in vigore il criterio “dinamico” per gli anni successivi, basato sulla media occupazionale dell’anno precedente;
- per il 2026, l’obbligo scatta con una media pari o superiore a 60 dipendenti nel 2025.
Questo significa che l’obbligo può nascere anche in un momento successivo all’avvio dell’attività, rendendo necessario un monitoraggio costante della forza lavoro.
Proroga sui versamenti 2026
Per accompagnare il passaggio al nuovo sistema, è stata prevista una finestra di tolleranza. I versamenti delle quote di TFR relativi al periodo gennaio – giugno 2026, se effettuati entro il 16 luglio 2026, sono considerati regolari senza sanzioni. Si tratta, di fatto, di una proroga tecnica utile per consentire alle aziende di adeguarsi ai nuovi criteri.
Come si calcola la forza lavoro in agricoltura
Per il settore agricolo, il calcolo della dimensione aziendale segue regole specifiche, che tengono conto della particolarità dei rapporti di lavoro. In particolare:
- per operai a tempo indeterminato, apprendisti e lavoratori stabili, il conteggio avviene considerando 26 giornate mensili, fino a un massimo di 312 annue;
- per operai a tempo determinato, il calcolo si basa sulle giornate effettive lavorate, con limite di 26 giornate per mese;
- per i rapporti part-time, le giornate sono riproporzionate in base all’orario.
Questo sistema riflette la natura discontinua del lavoro agricolo e richiede una gestione attenta dei dati contributivi.
Gli adempimenti per i datori di lavoro
Le aziende che rientrano nell’obbligo devono attivarsi per la gestione operativa. In particolare è necessario:
- richiedere il codice di autorizzazione “1R”;
- utilizzare il cassetto previdenziale;
- trasmettere la documentazione richiesta, inclusi i modelli previsti.
In fase di controllo, l’INPS verifica la coerenza tra i dati dichiarati e quelli risultanti dalle denunce contributive.
Un sistema più flessibile, ma più complesso
In conclusione, l’introduzione del criterio dinamico rappresenta un cambiamento strutturale: da un lato rende il sistema più aderente alla reale dimensione aziendale, dall’altro aumenta la complessità gestionale. Per le imprese agricole, caratterizzate da una forte variabilità occupazionale, diventa quindi fondamentale:
- monitorare annualmente la forza lavoro;
- verificare tempestivamente il superamento delle soglie;
- adeguare per tempo gli adempimenti contributivi.
Si ricorda che per assistenza o informazioni specifiche è possibile contattare gli uffici paghe provinciali di Confagricoltura, i quali restano a disposizione su questo e altri temi utili alle imprese.

