L’Associazione Piscicoltori Italiani chiede di estendere la tracciabilità del pesce anche al consumo fuori casa. L’obiettivo è maggiore trasparenza per i consumatori e valorizzazione dell’acquacoltura nazionale.
La tracciabilità del pesce torna al centro del dibattito con la richiesta dell’Associazione Piscicoltori Italiani (API) di estendere gli obblighi informativi anche al settore HORECA. Un tema che riguarda direttamente la trasparenza nei confronti dei consumatori e la valorizzazione delle produzioni nazionali.
Tracciabilità ferma alla distribuzione
Attualmente, il sistema di tracciabilità del pesce si applica in modo strutturato soprattutto nella grande distribuzione, mentre risulta meno incisivo nel consumo fuori casa. Una lacuna rilevante, considerando che una quota significativa del consumo avviene proprio in ristoranti, mense e servizi di catering.
“I consumatori continuano a guardare con una certa diffidenza il pesce allevato — spiega il presidente dell’API, Matteo Leonardi — considerandolo di bassa qualità. Una problematica che si può risolvere con una maggiore informazione ma soprattutto attraverso lo strumento della tracciabilità che, purtroppo, si ferma ai banchi della GDO e non arriva nel settore Ho.Re.Ca.”
Secondo l’Associazione, questo limite genera un paradosso informativo: gran parte del pesce consumato fuori casa proviene da acquacoltura, ma spesso viene percepito come pescato.
Più trasparenza per il consumatore
L’estensione della tracciabilità nel settore HORECA viene indicata come uno strumento chiave per garantire maggiore chiarezza sull’origine e sulle caratteristiche del prodotto.
“Poiché il 60% del pesce in Italia viene consumato fuori casa, il consumatore la maggior parte delle volte non sa cosa mangia — prosegue Leonardi — o meglio, mangia un buon prodotto di acquacoltura convinto che sia pescato.”
Per questo motivo, l’API chiede un intervento normativo che renda obbligatoria l’indicazione delle informazioni anche nei pubblici esercizi, includendo ristoranti, mense e catering.
Un tema europeo ancora aperto
La proposta si inserisce in un contesto che riguarda le politiche europee sulla trasparenza alimentare. In passato, tentativi di introdurre norme analoghe a livello comunitario hanno incontrato resistenze, in particolare da parte del settore della trasformazione. Tuttavia, esperienze già applicate in altri Paesi dimostrano la fattibilità di sistemi di tracciabilità più estesi, come nel caso della carne bovina in Francia.
Le criticità del settore
Accanto al tema della tracciabilità, l’API richiama l’attenzione sulle difficoltà che stanno attraversando le imprese di acquacoltura, in particolare per l’aumento dei costi energetici. A questo si aggiungono altre priorità strategiche per il comparto:
- semplificazione burocratica;
- tutela delle produzioni nazionali dalla concorrenza internazionale;
- disponibilità di manodopera qualificata;
- rafforzamento delle attività di informazione e promozione.
Si tratta di elementi considerati essenziali per sostenere lo sviluppo del settore e valorizzarne il ruolo nella sicurezza e sovranità alimentare.
Un passaggio strategico per il mercato
In conclusione, la richiesta di estendere la tracciabilità al consumo fuori casa evidenzia un nodo ancora aperto nel sistema agroalimentare: garantire al consumatore informazioni chiare lungo tutta la filiera. Per il settore ittico, questo passaggio rappresenta un’opportunità per rafforzare la fiducia e riconoscere il valore delle produzioni di acquacoltura italiana, sempre più centrali nell’equilibrio dell’offerta alimentare.

